Quelle corrispondenze dall’inferno della guerra

di Michelangelo Cocco su il manifesto del 15/04/2011

Se c’è una data che ha cambiato la vita di Vittorio Arrigoni questa è il 27 dicembre 2008. Mentre una buona parte di mondo sta smaltendo i postumi delle feste natalizie, Arrigoni, pacifista e attivista con una lunga esperienza di Palestina alle spalle, viene sorpreso nella «sua» Gaza dai bombardamenti israeliani di «Piombo fuso», l’offensiva militare contro la Striscia che si concluderà il 18 gennaio successivo con un bilancio di circa 1400 palestinesi morti (per due terzi civili). Da mesi i miliziani sparano i loro razzi all’interno dello Stato ebraico che risponde con «esecuzioni mirate» che molto spesso uccidono innocenti. Ma l’inferno che viene scateno il 27 dicembre è inedito e terribile, e segnerà profondamente la coscienza di Vittorio che sentirà il dovere di raccontare al mondo ciò che ha vissuto in prima persona: l’attacco di uno degli eserciti più all’avanguardia del pianeta contro la popolazione di un fazzoletto di terra desertica, una prigione a cielo aperto per l’embargo decretato da Tel Aviv contro «i terroristi» di Hamas che non si rassegnano a vivere chiusi in gabbia. Continua a leggere

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Quanto è fragile questa fortezza

Europa. Chiedere all’idraulico polacco

di Cattedra Unesco Ssiim-Università Iuav di Venezia

http://www.unescochair-iuav.it/

su Liberazione del 13/04/2011

Per rispondere in modo assennato all’ondata di emigrazione di queste settimane dalla Tunisia verso l’Europa e l’Italia in primo luogo, occorre chiedersi che cosa è successo davvero sulla sponda sud del Mediterraneo. Le rivolte che hanno portato alla caduta dei governi in Tunisia e Egitto, e alla sostanziale delegittimazione di quelli libico e siriano, cui si aggiunge quello dello Yemen, derivano innanzitutto dall’apparire, sulla scena di questi paesi, di una generazione di giovani che – come sottolineato da molti commentatori – sono determinati a vivere un futuro diverso da quello che si credeva essere già scritto. I flussi di informazione e di conoscenza sono alla base di questo ribellarsi: le nuove generazioni non sono più disposte a sottostare a un potere che si regge sull’autoritarismo, la violenza, il clientelismo. Le nuove tecnologie di comunicazione hanno contribuito a precarizzare le “regole di regime” e hanno permesso ai giovani di esprimere e allo stesso tempo costruire il cambiamento. Le donne sono diventate protagoniste della rivoluzione dei gelsomini come a Tahrir Square, e non ci stanno più a restare in secondo piano, anche se c’è chi continua a provare a ricacciarle indietro. Bastano questi due elementi per suggerire la portata di quello che è cambiato e che sta cambiando. Continua a leggere

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Referendum 12 -13 Giugno 2011

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Chomsky: perchè Obama ha fallito

Pubblichiamo alcuni brani da “America, no we can’t. Le speranze deluse e le prospettive della politica Usa”, il nuovo saggio di Noam Chomsky in libreria dal 17 novembre per le Edizioni Alegre.

di Noam Chomsky (tratto da MicroMega il 18-11-2010)

La parola che immediatamente è stata pronunciata in ogni lingua dopo le elezioni presidenziali è stata “storiche.” Ed è giustamente così. Una famiglia nera nella Casa Bianca è veramente un evento memorabile. Ci sarebbe molto da approfondire sul tema, ma non è questo il luogo.
I due candidati delle primarie del partito democratico del 2008 erano una donna e un afro- americano. Anche questo è un evento storico. Sarebbe stato inimmaginabile quaranta anni fa. Il fatto che il paese sia diventato abbastanza civile da accettare questo risultato è un riconoscimento considerevole all’attivismo degli anni ’60 e dopo, e che contiene molte lezioni per il futuro.
Volgendoci al futuro, che cosa potevamo realisticamente aspettarci da Obama quando è entrato in carica? Abbiamo due fonti di informazione: le azioni e la retorica. […]

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Naomi Klein: La cura per i licenziamenti? Licenziare il padrone!

Autore: Naomi Klein

Testata/Fonte: www.rebelion.org


Nel 2004 realizzammo un documentario chiamato “The Take” sul movimento argentino delle imprese gestite dai lavoratori. Dopo il drammatico collasso economico del Paese nel 2001, migliaia di lavoratori entrarono nelle loro fabbriche chiuse e le resero di nuovo produttive come cooperative di lavoratori. Abbandonati dai padroni e dai politici, recuperarono salari e indennizzi non pagati mentre reclamavano i loro posti di lavoro.

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